Quattro domande sulla sessualità.
Chi sei? Cosa fai? E perché hai scelto di farlo?
Mi chiamo Emilio Giordano, sono un Osteopata. Più che una scelta, arrivare all’osteopatia, è stato un percorso di crescita professionale. Iniziato sicuramente dalla consapevolezza che lavorare con, e per, le persone, è sempre stata una mia prerogativa. Questo percorso è partito dalle scienze motorie, passando poi alla massofisioterapia e la riabilitazione. La decisione di intraprendere, in seguito, gli studi osteopatici è stata la voglia e curiosità di approfondire sempre di più la materia e cercare, laddove possibile, risposte a molte domande che continuo a pormi giorno dopo giorno.
Quando pensi alla sessualità legata al tuo lavoro, cosa ti viene in mente?
Mi vengono in mente due parole: rispetto e gratitudine
Rispetto, oltre che della persona in generale, dello spazio personale e la sessualità ne fa parte. Nel vostro lavoro quotidiano credo sia normale che il paziente non si sieda attaccato a voi o per assurdo lo teniate sotto braccio o qualsiasi altra forma di contatto. Nel mio lavoro è inevitabile che io rompa questa barriera dello spazio personale, o meglio ancora, che riesca a ridurla al minimo. Pur toccando il paziente, devo fargli sentire che lo spazio personale è assolutamente rispettato e mantenuto.
Gratitudine perché, una persona eccezionale, nonché un’eccezionale ginecologa, mi ha ricordato che ogni paziente che si affaccia in studio ti sta dando Fiducia. Sta mettendo ciò che ha di più caro e intimo nelle tue mani. Dovremmo ringraziare, il/la pazient*, ogni volta, per averci dato la possibilità di esercitare le nostre conoscenze sul suo corpo e di aver potuto interagire con esso.
Qual’è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare su questo tema?
E’ difficile definire sfide più o meno grandi, credo che il tema sia sempre solo uno, sapersi mettere in gioco. Sembra la solita frase fatta, ma è così. Indipendentemente dal sesso o orientamento sessuale, è complesso capire fino in fondo i disagi legati alla sessualità. Di conseguenza la sfida più grande è “ascoltare”. Togliersi dalla testa la frase che ti ripeti quando consegui un titolo di studi: “in quanto professionista, tu sai cosa bisogna fare”. E’ difficile, bisogna essere umili e bisogna appunto ascoltare. Bisogna ascoltare bene, davvero. E poi bisogna capire. Capire cosa ti vogliono comunicare e mettersi a disposizione, senza voler “curare”, perché se mi posso permettere, noi non curiamo nessuno. Noi ci “prendiamo cura” dei nostri pazienti, la differenza è fondamentale, per il paziente ma anche per noi.
Queste sfide le affrontiamo tutti i giorni ed è bello sapere come dici tu, che non siamo soli, ma siamo un villaggio che assieme cerca di collaborare per prendersi cura di chi si affida.
Nell’ambito del tuo lavoro, che accortezze ti sentiresti di suggerire per il benessere sessuale di ognun* di noi?
Credo che la cosa migliore per ognuno di noi sia quella di ascoltarsi e non cercare di nascondere i piccoli problemi che inevitabilmente ci accompagnano. Molte persone danno per scontato, per sentito dire, che determinati problemi siano “normali”. Nulla è normale e nulla è anormale. Ci sono professionisti eccezionali che sanno ascoltare e che possono indirizzarci verso un percorso di salute più affine alla nostra corporeità, sessualità e personalità in generale. Non abbiate pregiudizi e mettetevi in gioco, dall’altra parte potreste trovare qualcuno che fa lo stesso.


