Quattro domande sulla sessualità.
Chi sei? Cosa fai? E perché hai scelto di farlo?
Sono Busso Marta, ho 33 anni e da 10 anni lavoro come insegnante di Scuola Primaria. Ho proseguito, se così si può dire, la tradizione di famiglia poichè mia nonna era insegnante e mia mamma anche.
La passione per lo studio e l’arte pedagogica (mi piace chiamarla così perchè credo che, prima di essere un lavoro, sia anzitutto un’arte) mi ha condotta a scegliere l’Università di Scienze della formazione primaria e, al termine del percorso, ad intraprendere la carriera da maestra. Amo il mio lavoro perché mi consente di instaurare relazioni significative con i miei alunni: trascorriamo gran parte della settimana insieme, ci conosciamo giorno dopo giorno nell’arco dei cinque anni del nostro “viaggio” scolastico. Ogni bambino è diverso e costruire con ognuno di loro un percorso di apprendimento basato sulle esigenze è la sfida più grande.
Quando pensi alla sessualità legata al tuo lavoro, cosa ti viene in mente?
Quando penso alla sessualità legata al mio lavoro mi vengono in mente alcune parole chiave: corpo, emozione e consapevolezza.
Con i bambini lavoro spesso sul corpo: i confini, dentro e fuori dal corpo, le parti, gli organi di senso, le percezioni e la diversità.
Legate al corpo affrontiamo, poi, le emozioni: in quale parte del corpo sento un’emozione? E così ci si trova a parlare di rabbia nelle braccia, ad esempio, o di tristezza nella pancia o di piacere sulla pelle. Entra in gioco, qui, la consapevolezza.
Il tema della sessualità nello specifico viene affrontato in quinta, quando si parla di apparato riproduttore, ma viene trattato in termini scientifici.
Trovo che, tuttavia, lavorare sul corpo e le emozioni ad esso collegate già dalla classe prima sia una buona pratica per vivere il tema della sessualità vero e proprio con maggior disinvoltura e consapevolezza.
Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare sul tema?
Sul tema della sessualità, al momento, non ho dovuto affrontare grandi sfide. I bambini di 10-11 anni si mostrano interessati alla dinamica dell’atto sessuale, interpretato come atto volto al concepimento. Cosa succede tra uomo e donna quando vogliono avere un figlio? Perché accade questo?
L’atto sessuale non finalizzato al concepimento spesso non viene considerato.
Nell’ambito del tuo lavoro, che accortezza ti sentiresti di suggerire per il benessere sessuale di ognun* di noi?
Credo che il mio sia un lavoro di responsabilità poiché instauro relazioni con bambini di età compresa tra 6 e 11 anni, un arco temporale durante il quale i cambiamenti sono enormi e “l’imprinting” dell’insegnante è molto importante. Mi rendo conto di quanto una mia espressione, una frase o un semplice atteggiamento possano influire sul benessere psicofisico degli alunni, per cui talvolta mi sembra di avere un potere enorme sulla loro crescita. Credo sia fondamentale prestare attenzione ai messaggi che si trasmettono, talvolta senza rendersene conto, o alle idee che si veicolano: nulla di ciò che accade in classe e, più in generale, nello spazio-scuola passa inosservato. Bambini e insegnanti sono i protagonisti in questo scenario e i condizionamenti sono inevitabili. Per questo motivo, nel mio lavoro ritengo fondamentale il rispetto delle diversità e della libera espressione, così come privilegiare uno sguardo non giudicante e svincolato da pregiudizi.


