Quattro domande sulla sessualità.
1. Chi sei? Cosa fai? E perché hai scelto di farlo?
Mi chiamo Bianca, ho 34 anni e sono una psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale e sessuologa clinica. Ho sempre sentito il desiderio di accompagnare le persone verso nuove consapevolezze, attraverso una relazione di cura volta all’ascolto non giudicante e in uno spazio in cui sentirsi al sicuro. Il percorso che intraprende il paziente è la scoperta della sua soggettività passando attraverso lo sviluppo della sua storia familiare e dando importanza alla relazione con i membri della sua famiglia. La terapia permette di vedere i comportamenti attuali come bisogni del passato che trovano lo spazio e il tempo nelle relazioni attuali.
2. Quando pensi alla sessualità legata al tuo lavoro, cosa ti viene in mente?
La terapia di coppia è una parte molto importante della terapia sistemica poiché è attraverso le coppie che si strutturano le famiglie. Ecco perché ho scelto di completare la mia formazione anche con il master in sessuologia clinica: la sessualità non si esprime necessariamente sotto le coperte ma viene “giocata” quotidianamente nella relazione con l’altro. Dunque, tutto è sessualità, dal modo in cui ci vestiamo al modo in cui gesticoliamo. Spesso la sessualità porta con sé il tabù del “proibito” e del “privato” ma è proprio partendo dalle dinamiche relazionali più semplici che si mettono in luce i desideri, le paure e i non detti del paziente (o della coppia).
3. Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare su questo tema?
L’idea che la sessualità sia qualcosa di meccanico e perfettamente naturale, ma non è così. Il tutto parte sempre dalla conoscenza del proprio corpo e di cos’è che ci piace e di cosa no. Ognuno di noi è diverso.
Dico sempre che l’incontro con l’altro è come andare a cena al ristorante: si legge attentamente il menù e si sceglie ciò che amiamo mangiare. Questa scelta la si fa sulla base di esperienze passate, perché abbiamo già avuto occasione di assaggiare dei piatti. Non si lascia che il nostro commensale scelga al posto nostro e, quando lo si fa, è perché siamo in compagnia di chi ci conosce bene. Altrimenti il gesto ci darebbe fastidio. Perché in intimità dovrebbe essere diverso? Se noi stessi non conosciamo i nostri gusti, come desideriamo essere accarezzati, guardati, baciati…come possiamo pretendere che qualcun* altro lo faccia alla perfezione?
4. Nell’ambito del tuo lavoro, che accortezza ti sentiresti di suggerire per il benessere sessuale di ognun* di noi?
Date sempre valore a ciò che vi dice il vostro corpo, che non inganna mai, a differenza della mente, che spesso…mente! Più volte mi è capitato di ascoltare racconti di pazienti che mettevano a tacere le sensazioni di disagio per non scontentare il partner senza, invece, dare importanza al proprio vissuto emotivo.
Sembra una frase fatta, ma in realtà è proprio così: per far stare bene gli altri, dobbiamo in primis stare bene noi.


